| indietro galleria fotografica rassegna stampa il promo date realizzate e in programmazione |
|
con la partecipazione straordinaria COREOGRAFIA
|
Il muro decrepito, accumulo di macerie, indica la tragedia lasciata alle spalle: un conflitto mondiale che ha cancellato
per sempre "l'età dell'innocenza", ribaltando schemi morali e convenzioni e annientando energie ed emozioni.
Ma è anche uno sfondo che segna, come uno spartiacque, la voglia di rinascere a passioni assolute e assaporare
fino all'ultimo respiro ogni attimo di vita.
Nell'Italia del secondo dopoguerra, disperatamente assetata di passioni ritempranti dagli orrori del passato
(ma è ancora un'Italietta piccola e provinciale, che impianta le liturgie sociali di una nuova classe borghese nella terra
grassa e ruvida di un'atavica cultura contadina), lei, Giulietta, diventa il simbolo di un irresistibile desiderio di sfuggire
alle regole di quel mondo e dagli obblighi imposti da una condizione femminile che è ambigua nella sua imposta
sudditanza, anche se proprio di questa irrefrenabile voglia di emancipazione sarà vittima.
Romeo, invece, è un giovane timido, introverso, solitario, totalmente aperto al desiderio e alla curiosità dell'amore,
vittima consapevole della volitiva irruenza della sua leggendaria compagna.
Così lontani eppure così vicini agli archetipi shakespeariani, cristallizzati soprattutto dalla tradizione ballettistica della
partitura di Prokofiev (si pensi alle versioni di Cranko, Mac Millan, Nureyev che pure nelle differenti intonazioni hanno come
filo rosso comune analoga collocazione temporale e simili impostazioni drammaturgiche), i due amanti immaginati dal
coreografo-metteur en scene Fabrizio Monteverde per la sua prima produzione 'a serata', creata nel 1989 per l'allora
giovane Balletto di Toscana, dovevano segnare un momento importante per il teatro di danza italiano.
Per la prima volta con questa produzione si veniva infatti ad affermare - nell'ardua sfida della composizione di un balletto
completo - una scrittura d'autore di danza originale, non soggiogata dai temibili riferimenti 'storici', ma autonoma e sicura
nel mettere a fuoco dal plot shakespeariano, scavando con ispirazione 'rabbiosa' nei sentimenti e nei caratteri dei
personaggi gli aspetti più consoni all'umore e all'immaginario del coreografo romano, fortemente influenzato da echi
cinematografici (da qui il riferimento nell'ambientazione e nei costumi, al cinema neorealista di Rossellini e Visconti),
ma anche da riferimenti letterari (così che la Governante di Giulietta ha inquietudini e fremiti che ricordano l'omonima
creatura di Brancati), o da citazioni di usanze e costumi nostrani (così che il Ballo diventa una 'vasca' da struscio cittadino,
con le donne in piena 'esposizione' delle proprie 'mercanzie' e Giulietta morta indossa il virginale abito da sposa dei
funerali meridionali) a tal punto da innalzare a figure importanti e portanti - del dramma due personaggi sinteticamente
trattati da Shakespeare, ma che nella nostra cultura sono fondamentali: le madri dei due protagonisti.
Le quali, in un'autonomia di riscrittura drammaturgica rivendicata appunto da Monteverde, assumono nel balletto una
dimensione tragica assoluta e diventano i veri motori immobili della vicenda con la loro presenza ossessiva e opprimente,
con i loro odi tessuti in silenzio, una nella sua superficialità di donna-oggetto sottomessa e sciocca, l'altra, inchiodata
istericamente ad una sedia a rotelle (alla quale stanno sempre attaccati i figli), beghina, soffocante, terribile dea ex machina
della vicenda, con la fatale istigazione alla vendetta per la morte di Mercuzio. Si tratta di personificazioni forti, che si
traduconoin una coreografia nervosa, scattante, senza fronzoli, ma nella quale le forze espressive della formazione
modern del coreografo si fondono in un legato continuo agli spunti e alle linee della danza neoaccademica.