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HORA ZERO
Un omaggio ad Astor Piazzola ed alla sua molteplice capacità di narrare attraverso la musica una condizione dell’anima. Hora Zero, come egli stesso racconta, è l’attimo subito dopo la fine, l’attimo subito prima dell’inizio. Un punto nel quale l’essere si perde e ritrova. L’opera che nasce per il Balletto di Roma esplora una nuova contaminazione tra il linguaggio contemporaneo ed il “minimalismo” dell’incontro tra corpi che parlano di tango: incontro di un linguaggio popolare e sociale con il più ricco e variegato modulo del balletto. Un’operazione questa in assoluta sintonia con l’Opera tutta di Piazzola alla quale si vuole rendere omaggio.
LIBERA RISONANZA
Libera risonanza nasce come un approccio non squisitamente concettuale che al tempo stesso travalica la semplice invenzione di passi e forme per avvicinarsi più a un’idea di frequenza interna, come un diapason che possa trasmettere la propria vibrazione ad un altro corpo elastico. Superando l’evento estetico, il gesto e movimento divengono così un atto creativo in grado di spostare l’attenzione sull‘individuo, sul suo sentire e sul suo sperimentarsi, sul suo vivere la danza come atto liberatorio capace di creare un dialogo metafisico tra corpi sincronici sulla superficie palcoscenico. La coreografia cerca di mettere in relazione le diverse vibrazioni dei danzatori per creare un percorso importante e consentire loro di superare i loro confini fisici, psicologici ed emotivi…primo tra tutti la destrutturazione dello spazio concepito solo come geometria e metri quadrati, ora trasformato in un rinnovato universo di possibili forme aeree e plastiche. libera risonanza è lo studio della convivenza di un progetto a più facce, uno sobrio, uno lirico e uno eccentrico… essa è una presenza lieve, leggera che trova nelle musiche originali di Luca Salvadori il mezzo ideale per propagarsi e staccarsi dal pavimento, dal palcoscenico verso il suo pubblico.
BOLERO
Una soluzione del celebre Bolero di Maurice Ravel il cui dichiarato punto di partenza (nel senso di derivazione intellettuale) può essere indicato nel romanzo di Horace McCoy - nonché nell’omonimo film di Sidney Pollack - Non si uccidono così anche i cavalli?, spogliato però qui da ogni svolgimento narrativo, cristallizzato in una reiterazione che, con calcolata schematicità, ripete e al tempo stesso ‘nega’, in un’apparente contraddizione, la minacciosa ossessività del motivo musicale. Almeno a prima occhiata, una gara di ballo vagamente d’antan dove una a una, spietatamente, le coppie soccombono all’eliminatoria, in un disfacimento psicologico quanto fisico: gli ‘abitini buoni’ vanno man mano chiazzandosi si sudore, un tacco si rompe, i rossetti si sbaffano attorno alle bocche contratte in smorfie che disperatamente fingono sorrisi… Ma è davvero una semplice gara ciò a cui stiamo assistendo? O non è forse un inferno costruito dall’uomo a sua stessa misura, come in Porta chiusa di Sartre?… Mentre i corpi sembrano smontarsi simili a tristi marionette, la tensione interiore si fa sempre più intollerabile e ci si avvia allegramente al massacro.
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